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L’Analisi Tattica: La Juventus di Pirlo

Premessa

L’8 Agosto, quando Andrea Agnelli decise di consegnare le chiavi della squadra ad Andrea Pirlo, molti tifosi della Juventus rimasero sorpresi.

Si era parlato, per la panchina della Juventus di allenatori con esperienza internazionale: Pochettino, un ritorno di Conte e altri nomi altisonanti.

Tuttavia, il Presidente della Juventus ha deciso di scegliere un ex calciatore, ammirato da tutto il mondo del calcio italiano e internazionale.

Però, ammirato come calciatore.

Il Maestro non ha mai avuto nel suo repertorio l’eloquenza e la spigliatezza nella comunicazione.  Ne tantomeno esperienza di guida tecnica

Pirlo ha ottenuto il patentino UEFA PRO per allenare in Serie A (il 14 settembre), solo da pochi giorni. Questa mancanza di esperienza ed il carattere flemmatico del ‘Maestro’ hanno fatto storcere il naso a più di un tifoso.

Per una piazza come la Juventus, i tifosi non avrebbero mai pensato ad una scelta del genere. I tifosi hanno un grande sogno: vincere la Champions League.

Far allenare la Vecchia Signora ad un ex calciatore, dopo il deludente precedente di Ciro Ferrara, è per molti un azzardo, e non una solida certezza per la realizzazione del sogno europeo.

Si pensava che, per la creazione di un nuovo ciclo, la società si sarebbe affidata ad un tecnico navigato, che portasse un’idea di gioco vincente.

Scelte del genere sono state realizzate in Europa, ma al Barcellona, o all’Ajax, nessuno pensava che la società bianconera decidesse di rischiare in questo modo.

Pirlo era stato scelto, già nelle settimane precedenti, come allenatore dell’Under 23 bianconera, che milita in Lega Pro (unica società che ha perseverato in questo progetto stile cantera spagnola).

Agnelli ha deciso di bruciare i tempi della crescita del Maestro come Tecnico. Potrebbe essere una scelta visionaria e controcorrente. Vedremo se anche vincente.

Ho esaminato tre gare per questa analisi tattica: le amichevoli della Juventus contro il Novara e l’Under 23 e la prima di campionato contro la Sampdoria.

Andrea Pirlo al campo di allenamento

La squadra e le fasi di gioco

Il ‘Maestro’ Pirlo ha presentato uno stile di calcio contraddistinto da due chiavi di lettura: costruzione e intensità. Potremo descriverlo come un mix tra il sistema di gioco di Sarri e il sistema di gioco di Allegri.

La flessibilità è la terza chiave. La squadra non deve basarsi su un solo sistema di gioco.

Questo si è evidenziato nella gara contro la Sampdoria.

Nella fase di possesso, la costruzione parte dal basso, con tre ‘registi’: Danilo, Bonucci e Chiellini. I due intermedi proposti sono Rabiot e Ramsey, che durante la fase di preparazione al campionato, lavorando specificatamente, hanno modificato nettamente il loro profilo atletico/dinamico, oltre che tattico. Quest’ultima è una delle sorprese più significative. I due calciatori con Sarri erano stati messi fuori dal progetto, e si pensava che fossero stati messi sul mercato dalla società. Le loro apparizioni, lo scorso anno, erano sembrate ‘spente’, sembrava, allo spettatore esterno, che i due non capissero bene le indicazioni del tecnico, o il ruolo che Sarri aveva ritagliato per loro, fino a insinuarsi in società il dubbio sul loro adattamento al nostro calcio.

L’arrivo di Pirlo cambierà forse il loro ruolo e anche la loro carriera.

Davanti ai due intermedi gioca un playmaker, lo statunitense McKennie, proveniente dalla Shalke 04, quindi con esperienza in Europa, il che è un grande vantaggio.

Leggermente più avanti hanno giocato le due ali, che in realtà sono due terzini offensivi Cuadrado e il giovane Frabotta.

In avanti si presenta con due attaccanti ‘mobili’: Cristiano Ronaldo e Kulusevski.

La squadra si ‘muove’ in funzione della costruzione tattica della fase di gioco.

Nella fase di non possesso, ovvero quando la sfera è in possesso degli avversari, la squadra si ricompatta su due linee di difesa. Due linee composte da 4 uomini, con Frabotta che si abbassa a fare il quarto in difesa. Componendo pertanto una difesa a quattro con Danilo terzino destro, Frabotta terzino sinistro, Bonucci e Chiellini difensori centrali.

Il ruolo di Ramsey risulta fondamentale. Diventa infatti il quarto di centrocampo, assieme a Rabiot, McKennie intermedi e Cuadrado che completa il reparto. Restano davanti, ma in posizione sfalsata Ronaldo e Kulusevski, chiavi delle ripartenze.

Dovendo esprimere il concetto numericamente e schematizzandolo in un modulo, potremo affermare che in fase di possesso il sistema adottato è il 3-2-3-2, mentre in fase di non possesso diventa un 4-4-2.

fine gara Juventus-Sampdoria

Ancora in costruzione

La squadra vista contro la Sampdoria era largamente incompleta. Mancava un centravanti di ruolo (Morata, l’ultimo acquisto, che sarà disponibile nelle prossime gare), e altri centrocampisti Arthur (ex Barca) e Bentancur, oltre all’attaccante Paulo Dybala.

Ciò evidenzia che il livello tecnico a disposizione di Pirlo è elevato, e viste le doti tecniche e tattiche dei sostituti è difficile trovare un punto debole della squadra.

Come dicevo all’inizio, Pirlo ha creato un giusto mix tra la famosa efficacia difensiva di Allegri e l’approccio offensivo richiesto da Sarri.

Siamo solamente alla prima giornata di campionato e tra qualche giorno si giocherà la seconda, ma Agnelli e Paratici potrebbero avere creato una squadra tecnicamente molto abile e moderna e flessibile tatticamente.

Gli avversari, e questo ci riguarda da vicino perché sarà la Roma di Fonseca, dovranno cercare di disturbare la fase di creazione di McKennie, ponendo pressione costante sul Playmaker e cercando la velocità, sfruttando la staticità difensiva nel cambio modulo dalla fase di possesso a quella di non possesso. Altro punto da verificare è dato dalla continuità dei due centrocampisti davanti alla difesa, che potrebbero non avere ancora assimilato le indicazioni di schermo difensivo nella fase di non possesso, essendo nati trequartisti o centrocampisti avanzati.

il 3-2-3-2 o il 3-2-5 in fase di possesso

Differenze rispetto a Sarri

Molti osservatori hanno visto in quel 3-2-3-2 in realtà un 3-2-5, per l’approccio offensivo delle ali e di McKennie.

È evidente, rispetto allo scorso anno, una diversa occupazione degli spazi.

La Juventus di Pirlo ricerca molto più frequentemente i cambi campo, con i quinti molto alti (Frabotta e Cuadrado) per dare ampiezza al gioco.

Questi movimenti portano allo sviluppo di varie combinazioni centrali che possono variare grazie alla importanza della rosa a disposizione, composta da uomini con un alto livello tecnico.

Risultato? Si attacca in più modi non fossilizzandosi su un solo sistema.

Le due punte sono spesso ravvicinate, il che permette di fraseggiare sullo stretto.

Fondamentale è Bonucci, per la quantità di cambi gioco effettuati e per le verticalizzazioni filtranti realizzate tra le linee avversarie.

McKennie

Flessibilità

Trovare ampiezza e profondità è un aspetto importante. Che può evolvere il gioco anche con varianti finora non viste nelle amichevoli o in allenamento. Pertanto non è da escludere un ulteriore visione tattica futura da parte del Maestro.

Lo stesso gioco dei due mediani McKennie e Rabiot cambierebbe radicalmente se gli interpreti fossero Arthur e Bentacur. I due mediani hanno tempo e modo di ricevere palla e poi variare il gioco molto rapidamente.

Ad esempio, quando il centro risulta intasato dagli avversari, il playmaker o il mediano, allarga sulla fascia, e successivamente l’ala riporta l’azione nel mezzo.

Un importante banco di prova sarà la resistenza al pressing nelle gare contro le squadre che aggrediscono alte (come Atalanta e Napoli).

La fase di rifinitura è stata una delle note dolenti della scorsa stagione. Nelle poche uscite, invece, è apparsa un punto di forza.

Fase affidata a Ramsey e Kulusevski, autori rispettivamente di un assist e un gol (nella gara contro la Sampdoria), che si sono mostrati tatticamente intelligenti agendo su tutto il fronte di attacco, combinando sul breve con pochi tocchi di palla.

Ramsey, in particolare, ha avuto delle geniali intuizioni permettendo ai compagni di ricevere la sfera davanti al portiere. Kulusevski invece ha aggredito lo spazio creando sempre superiorità. Lo svedese, grazie alle sue doti atletiche, aumenta la pericolosità della squadra, perché consente di ribaltare l’azione in modo repentino.

Kulusevski

Intensità

Questo sistema ha come imprescindibile costante l’intensità delle due linee di difesa e di centrocampo.

Il calo nella ripresa di Rabiot e l’arretramento della difesa sono stati i primi sintomi dell’abbassamento della fase propositiva della squadra, ed il conseguente spazio concesso agli avversari. Questo è un difetto atavico della Juventus, ovviato spesso dalla presenza di Bentancur, evidenziato dalla difficoltà di rimanere alta e intensa durante le varie fasi del match.

Se i bianconeri sono riusciti a trovare tante volte i quinti in corsa, questo è anche merito di McKennie per la precisione dei cambi di gioco.

Lo statunitense spicca per l’intensità nella fase di non possesso, ma ha mostrato anche molte qualità nella verticalizzazione.

Nella gara amichevole contro il Novara, sia lui che Rabiot hanno effettuato degli ottimi movimenti, soprattutto nella fase di possesso quando i bianconeri schiacciavano dentro l’area gli avversari. Non rimanendo statici i due mediani si riuscivano a smarcare bene tra le linee. Questo ha portato a riempire gli spazi interni con densità centrale, altra caratteristica di cui parleremo dopo.

L’intensità nel pressing, favorisce il recupero del pallone, permettendo il ritorno al modulo al 3-2-3-2 o 3-2-5.

Ramsey

Densità

I tanti cross farebbero pensare ad una compagine che svuota il reparto di centrocampo e cerca soprattutto l’ampiezza del campo.

Non è così invece.

Infatti, la Juventus ha fatto molta densità centrale con Kulusevski, Ramsey e Ronaldo che sono rimasti molto stretti dentro il campo.

Questa dote porta a fraseggi sul corto, e quindi ad una maggiore possibilità di realizzazione.

Anche un po’ di Conte

Pirlo, nella gara contro il Novara ha chiesto agli attaccanti di giocare molto vicini tra loro. Similitudine con quanto chiede alle squadre allenate Antonio Conte, e questo posizionamento limita le giocate e a non sfruttare le doti di Kulusevski nel defilarsi sulla fascia.

Doti che sono state sfruttate puntualmente nella gara contro la Sampdoria. Avere un trequartista/ala con tali doti di qualità e intensità è veramente merce rara. Doti che mancavano in questa squadra e difficili da reperire in Italia ma anche nel resto d’Europa.

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