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…TUTTI GIU’ PER TERRA

Non dev’essere un processo ma una spietata analisi di come si è spenta la nostra Roma (eh sì, proprio in questi frangenti la Roma è sempre più nostra!) in queste due partite di fine stagione dove ci si giocava la finale di Europa League e l’accesso alla Champions del prossimo anno.

Cosa è avvenuto a Leverkusen lo abbiamo tutti ben inciso nella memoria: una squadra spenta dinnanzi ad un avversario tra i più in forma oggi in Europa e che aveva nel suo recente curriculum ben 48 incontri senza mai aver perso con chicchessia  in Germania e nel Vecchio Continente.

Giallorossi sconfitti sin dalla maledetta andata all’Olimpico dove i teutonici hanno passeggiato senza troppi affanni sul verde prato dello stadio dei padroni di casa dove, di fatto, avevano ipotecato il passaggio alla finale vincendo con un anche troppo avaro zero due.

Cercare di recuperare sulle antipatiche aspirine era impresa ardua e solo con un super Svilar e una costanza di gioco, ad un certo punto grazie a due rigori sacrosantamente assegnatoci, si era arrivati ad un insperato pareggio che faceva presagire il proseguimento dell’incontro con i  tempi supplementari.

Ma in quel caso la dea bendata si è tappata gli occhi e con una mezza papera del miglior giallorosso degli ultimi tempi, ostacolato da un subentrante Smalling mai positivamente decisivo in questa annata, è nato lo sfortunato autogol di un incolpevole Mancini.

Il pareggio meritatissimo frutto di una Roma garibaldina oramai protesa integralmente all’attacco per cercare quel golletto che avrebbe rimesso le cose in pari, vale solo per le statistiche del Bayer Leverkusen per mantenere la loro imbattibilità.

Fuori quindi da una competizione che la Roma aveva messo tra gli obiettivi primari di quest’anno e che, tranne la semifinale, lascia  l’amaro in bocca.

Neppure il tempo di disfare le valige ed eccoci affrontare l’Atalanta: squadra costruita intelligentemente nel tempo da quello che sicuramente è l’allenatore più odiato in Italia (tranne ovviamente a Bergamo e dintorni) fresca di passaggio in finale di Europa League e in attesa di disputare anche la finale di Coppa Italia.

A chi pensava ad una Roma avvelenata contro le seconde linee di una paga Atalanta in stand by in attesa delle due finali, ha commesso un imperdonabile errore di valutazione.

La squadra di De Rossi praticamente non è scesa in campo in quel di Bergamo e se l’incontro è terminato solamente 2-1 per i padroni di casa è grazie alle parate di Svilar, a ben tre legni e all’imprecisione degli attaccanti nerazzurri che hanno più volte graziato la porta romanista.

Il rigore (sic!) realizzato da Pellegrini verso la fine della ripresa ha solamente creato delle false illusioni di raggiungere un pareggio che non avrebbe cambiato di molto l’aspetto classifica.

Restano due partite e la sorte per poter decifrare come terminerà la stagione che ha visto l’esonero del buon Mourinho e l’entrata in campo dell’ex capitan futuro DDR.

Non si possono muovere critiche agli allenatori che hanno gestito la squadra nella sua totalità quest’anno ma certamente severi rimproveri vanno indirizzati alla società che è risultata, agli occhi della maggioranza dei tifosi, apatica e silente quando c’era da mostrare il carattere per i torti subìti in Europa e in campionato, assolutamente abulica e tardiva nelle scelte (Pinto andava riconfermato? Mourinho non doveva avere più aiuti non ricevuti nonostante le sue innumerevoli grida di dolore rispetto ad una rosa assolutamente inadeguata che ha dovuto gestire obtorto collo?)

Il nuovo DS avrà l’ingrato compito di prelevare una pesante eredità rappresentata da tutti i giocatori che rientreranno inevitabilmente da prestiti che non saranno rinnovati e da una rosa imperfetta che dovrà essere pazientemente ricostruita nel breve-medio periodo. Questo significa per la piazza, accontentarsi di sperare per il meglio anche durante la prossima stagione dove tanti saranno i giovani acquistati a prezzi modici cercando che almeno uno o due possano sbocciare in corso d’opera.

Si vocifera già del rinnovo contrattuale di Mile Svilar che, laddove giungesse a Trigoria una irrinunciabile offerta (30k ?), salperebbe alla volta di una sua nuova destinazione; così come dell’intenzione di acquistare in modo low cost Angeliño pagabile in tre anni.

Eppure la tifoseria ha assicurato alla proprietà, oltre una cinquantina di sold out casalinghi e il merchandising ufficiale ha registrato ottime crescite oltre l’arrivo del main sponsor e di quelli a latere ma questo pare non essere stato sufficiente per i Friedkin che anelano all’assoluto rispetto di paletti UEFA che ben poche squadre tengono ben a mente.

L’ovvia conseguenza è la totale attenzione del gentlement agreement con vendite commisurate alle entrate e ai costi gestionali: il che si traduce con un mercato bloccato e falsato.

Non c’è riuscito uno Special One, figuriamoci se l’aziendalista De Rossi può permettersi di ottenere risultati al di fuori dei limiti imposti dalla società che ancora non si è resa ben conto che Roma non è una cittadina di provincia che annovera magari 3 o 400.000 tifosi.

Due partite al termine di questo campionato e tutto da vivere ancora, legato a doppio e triplo nodo con quanto riusciranno a fare squadre alle quali della Roma, importa poco se non addirittura niente.

Ma noi, da Romanisti che hanno fatto del Romanesimo il nostro status principale, quello che conta è sempre e solo la maglia al di là di individui che il tempo si porterà inevitabilmente via.

Daje!

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