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UNA BATOSTA CHE PROPRIO NON CI VOLEVA

E certo che con solo un tiro in porta – giunto tra l’altro verso la fine dell’incontro – non si poteva andare da nessuna parte. Questo è l’identikit del derby che ha visto i giallorossi chiudere anzitempo la loro avventura in Coppa Italia e il cammino verso la stella d’argento delle dieci coppe vinte.

Possiamo giustificare il fatto che la Roma è in perenne emergenza totale e che si contano più i giocatori che in questa stagione maledetta hanno marcato visita a partire dalla delusione Smalling proseguendo per Abraham continuando con Kumbulla, Renato Sanchez e via dicendo e aggiungendo (ma lo si sapeva) un Dybala a mezzo servizio.

Il problema è che l’incontro contro i biancocelesti è apparso subito sterile, senza gioco e senza anima e che tutti gli interpreti della banda Mourinho (quarto derby perso su sei disputati) non hanno mai dato l’impressione di essere dentro la partita bensì all’interno di un loop abulico fatto di passaggi all’indietro e di lanci sbagliati.

Non che la Lazio abbia fatto di più ma quel minimo sindacale gli ha fatto timbrare il cartellino risultato vincente e poco importa se continuerà il suo cammino verso la finale o meno.

Evitiamo di esprimere giudizi singoli dei nostri giocatori perché davvero, in questo quarto di finale nessuno ha raggiunto la sufficienza a partire proprio dall’allenatore apparso confuso soprattutto nei cambi.

Se la proprietà dovesse serenamente valutare l’operato di Mourinho in modo scevro e senza condizionamenti (che effettivamente è la base del loro punto di vista imprenditoriale), la stagione in corso presenta dei clamorosi bug che giustificherebbero la volontà di non rinnovare il pesante contratto in essere fino a giugno.

Ovviamente il tifoso vede nel portoghese, la fierezza propria degli Ultrà sempre pronti a combattere le ingiustizie calcistiche e a tifare la maglia costi quel che costi e, per questa ragione, vorrebbe avere lo Special One ancora per lungo tempo. C’è da sottolineare la sua volontà nel continuare il cammino incominciato tre anni fa scendendo dall’aereo dei Friedkin a Ciampino, anche per una personale rivalsa verso risultati negati (vedasi la finale di Europa League scippata da Taylor [freddo]).

Come sempre a noi tifosi resta l’amaro in bocca di certe giornate amare e l’incondizionato amore verso la Roma che nasce dal nostro cuore.

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