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Lo specchio opaco delle iniziative di Roma Cares

Quando si parla di Roma, c’è una strana tendenza a permeare la narrazione di ciò che riguarda la squadra e la società. A far storcere il naso non è solo ciò che si dice (e si scrive), ma anche ciò che non si dice (e non si scrive). Parlarne insistendo su alcune dinamiche e tacendone altre fa senz’altro gioco alle proprie scelte editoriali, e lo si sa. Ormai è indubbio che il famigerato ambiente romano esiste, anche se non lo si ammetterà mai pubblicamente. Quella sottile, ma costante, goccia che bagna il pennello che dipinge il quadro, sfumandone alcuni contorni e lasciandone netti altri, è ciò che fa leva sulla “pancia” del tifo e la amplifica. Il punto, in questo caso, risiede nella parzialità della narrazione: raccontare solo il brutto e tralasciare il bello è sbagliato esattamente come lo è fare il contrario.

Cosa si dice

Concentrare l’attenzione solo sulle mancanze della società e della dirigenza e su nomi altisonanti che non compaiono nella lista dei giocatori della Roma, ma anche su quelli che, viceversa, sono stati depennati, è raccontare una verità parziale: l’altra faccia della verità, quella taciuta, sono i motivi per cui certe scelte sono state obbligate dalle circostanze. Analogamente, esaltare qualsiasi risultato come se fosse un trofeo, parlare di alcuni profili descrivendoli come i nuovi Maradona, lasciar passare ogni carenza con smodato atteggiamento accondiscendente, significa guardare solo alla porzione rassicurante dei fatti e ignorarne le pieghe scomode.

La verità è che nella Roma, come in ogni squadra e come in ogni persona reale che si incontra nella vita, ci sono pregi e difetti: vederli, raccontarli, ammetterli, è segno di equilibrio e di onestà intellettuale. Ormai, però, è chiaro che sul modo di parlare della Roma l’interferenza degli interessi (economici in primis) è imperante, per cui si sceglie di dire ciò che giova alla bilancia.

Cosa non si dice

C’è, poi, la questione di cosa non si dice. Non si tratta, qui, di narrazione. La differenza è sottile, ma sostanziale. Non sono tasselli di un mosaico volutamente staccati dal muro per lasciarne altri. Sono interi quadri lasciati totalmente in ombra, non dotati di un riflettore, nascosti da un pesante drappo di sfacciata miopia. In questo caso, il fil rouge non è il campo, ma il mondo. Parlare della Roma raccontando parziali verità di campo, qualunque esse siano, è una scelta di comodo che si può anche accettare. Ciò che investe il mondo, invece, dovrebbe ricevere sempre visibilità. Da qualsiasi squadra o società o personaggio provenga, un’iniziativa sociale ha sempre esigenza di rilevanza. Per questo è una scelta discutibile quella di dare scarsa visibilità a molte delle lodevoli iniziative messe in atto dalla Roma tramite Roma Cares.

Le iniziative di Roma Cares

Chiaramente non è la Roma a non promuoverle, e non sono nemmeno i portali dedicati alla squadra. Questo discorso riguarda soprattutto i grandi media nazionali, tanto della televisione quanto della carta stampata – che ormai è più che altro elettronica -. Un esempio è l’iniziativa Amami e basta, che la Roma ha presentato ieri. Comparsa sui grandi quotidiani nazionali, sportivi e non, è stata, però, ignorata dai telegiornali. Una cassa di risonanza enorme, inoltre, potrebbe essere quella dei profili social della Lega Serie A, che però non l’ha condivisa né promossa in alcun modo. Per esempio, scorrendone i contenuti degli ultimi giorni su Twitter, si trova oggi una campagna di sensibilizzazione sulla violenza di genere in collaborazione con WeWorldOnlus.

iniziative roma cares

Pochi giorni fa, poi, è stato dato risalto a un’iniziativa del Napoli sulla vendita all’asta della maglia indossata da Mario Rui in Champions League, i cui proventi andranno a una onlus.

iniziative roma cares

E la campagna della Roma di ieri? Come in questa situazione, sono moltissime le iniziative portate avanti da Roma Cares a cui non viene data cassa di risonanza, non solo dai profili della Lega Serie A. La campagna Missing People, che accompagna dallo scorso anno i trasferimenti della Roma alle foto di bambini scomparsi in tutto il mondo, ha aiutato a ritrovarne sette. Per sentirne parlare occorre andare a pescare servizi della BBC, mentre l’Italia dà spazio al gol di Ronaldo in rovesciata da ogni angolazione. Le tantissime aste messe in essere dalla Roma durante la quarantena in primavera hanno consentito di raccogliere soldi sufficienti a donare respiratori polmonari e materiale sanitario agli ospedali.

L’ispirazione

Si potrebbe andare avanti per pagine e pagine a descrivere le numerose iniziative di Roma Cares che sono state più o meno trascurate da certa informazione, ma non è questo il punto. Il punto non è parlare di quanto sia brava la Roma e quanto non lo siano le altre squadre. Anche la Juventus e l’Inter hanno realizzato raccolte fondi; il Milan ha donato un furgone al Banco Alimentare di Milano; il Cagliari ha portato avanti iniziative per intrattenere i bambini che non potevano andare a scuola.. Non è una gara, né una questione di gratificazione. È, in realtà, un discorso di sensibilità e premura per il mondo.

Le raccolte fondi, le aste, le opere di sensibilizzazione, hanno senso se raggiungono il più alto numero di persone e se sono condivise. Non pubblicizzare adeguatamente le iniziative di Roma Cares è una mancanza di sensibilità, tanto quanto lo è non promuovere quelle di chiunque altro. L’esempio di Missing People, ma anche quello della consegna di pacchi alimentari agli anziani, è forse il più smaccato manifesto di questa mancanza. Incoraggiare simili iniziative, promuoverle, dare loro visibilità, significa raggiungere più persone, ma anche ispirarle. Quando si perde la condivisione dell’ispirazione, si perde tutto.

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