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ROMA, ROMA, ROMA

No, questa volta non parlo della partita, di quella Roma 2 Empoli 0 alla quale abbiamo assistito. Questa volta voglio commentare la storia dell’Inno, quel Roma, Roma, Roma che il tifoso Antonello Venditti ha regalato a tutti noi tifosi.

Sapevamo che avendo come allenatore un certo sig. Murinho, ci saremmo fatti dei nemici ma, per dovere di cronaca, i primi a fomentare il nemico sono stati i Friedkin che, a differenza di Jim Pallotta, hanno investito soldi veri in quella creatura che hanno visto congelata in stato embrionale e che poteva – laddove gestita correttamente – divenire una stella del calcio internazionale.

D’altronde era sufficiente il suo glorioso e storico nome a fornire più di un concreto indizio.

I nuovi proprietari hanno prelevato una società allo sbando economico nonostante il Covid, e hanno riversato tutta la loro imprenditorialità senza alcuna falla, iniettando soldi ogni mese ben consapevoli del fatto che prima o poi, verranno abbondantemente ripagati dei loro sforzi.

Ma forse, quello che anche per loro era inaspettato, era l’essere coinvolti emotivamente. Trascinati dalla passione dei tifosi e del loro amore, si sono innamorati di conseguenza tanto da presenziare in ogni ambito, così come faceva un certo Dino Viola e un certo Franco Sensi, due Presidenti innamorati dei nostri colori.

Quindi, per tornare ai Friedkin, ha sorpreso non poco quell’improvviso attaccamento alla maglia che neppure un curvarolo se lo sarebbe aspettato.

Quando dici Mourinho, parli di un allenatore che non abbisogna di presentazioni. Per lui parlano i trofei che ha conquistato e la sua indiscutibile bravura.

Quindi a proprietari antipatici – o quanto meno atipici – si è aggiunto un allenatore che sa gestire ogni cosa, dai suoi giocatori alla stampa.

Tornando all’inno di Venditti c’è da dire che la società vuole farlo suonare prima dell’incontro con le squadre già disposte in campo ma, il potere calcistico ha deciso che così non si fa. Siamo forse troppo arroganti o hanno paura che la squadra si fomenti più del necessario?

Stasera, alla presentazione delle squadre, dopo l’inno inaugurale della serie A che si deve suonare prima dell’incontro, dagli altoparlanti dell’Olimpico sono risuonate le prime note di Roma, Roma, Roma immediatamente stoppate da qualche imposizione giunta dall’altro. Forse il delegato della FGCI ha minacciato di far perdere l’incontro con uno 0-3 a tavolino o chissà cos’altro.

L’episodio non è stato ovviamente accettato dai 30mila presenti – ossia il 100 per 100 della capienza oggi possibile – che, per tutta risposta, ha intonato l’intero inno, cantandolo a squarciagola neppure fossimo al festival della canzone di Sanremo.

Bene, se è questo che il potere calcistico desidera, siamo certi che i tifosi che assisteranno alle prossime partite all’Olimpico, continueranno a cantare l’Inno di Antonello per far capire a chi scenderà in campo con i colori giallorossi, che non è ne sarà mai solo.

E questo lo si è potuto comprendere dall’applauso che Tammy Abraham ha fatto alla fine del coro.

Personalmente non perdo l’occasione per dire a tutti i gufi che con la gente romanista c’è ben poco da fare se non continuare a rosicare.

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