Per quanto antipatico, Italiano somiglia poco al Duca di Wellington e meno ancora al feldmaresciallo Gebhard Leberecht von Blücher. D’altro canto, sulla panchina giallorossa il baldo Gian Piero Gasperini non poteva avere l’aspetto di Napoleone Bonaparte.
Eppure, il ritorno degli ottavi di finale di Europa League svoltosi all’Olimpico, ha evidenziato la sconfitta giallorossa e un debacle di una difesa scesa non tra le amiche mura, bensì nel territorio del villaggio di Mont Saint-Jean in prossimità di una località passata alla storia per via della battaglia di Waterloo.
Ecco appunto, la difesa romanista che aveva fatto vedere una solida inespugnabilità all’inizio della stagione, ha subito dei rovesci inattesi a partire da quella partita contro la Juventus (ennesimo scontro diretto fallito) liquefacendo un potenziale vantaggio di 7 punti di una concorrente per l’entrata in Champions a un semplice punticino.
A questo occorre metterci le sconfitte con il Genoa e con il Como, che hanno prodotto la discesa agli inferi di una squadra fin troppo osannata per il percorso che aveva fatto fino a quel momento.
Difesa ballerina, distratta, leggera, superficiale anche se a gente come Ndika, Mancini, Hermoso non si può non considerare il loro attaccamento alla maglia, che ha pattato con un centrocampo ultimamente poco incisivo e preciso nonostante tutto.
Certamente si possono acclarare le défaillance di giocatori come Dybala (più in infermeria e con la testa già in Argentina), Soulè, Konè e quelle di Angelino (prossimamente nel programma della Sciarelli), Dovbyk e Ferguson.
Un plus negativo anche giocatori come Venturino, Tsimikas, Rensch, Zaragoza e di El Sharaawy che possono giocare in formazioni di categoria amatoriale e non certo in serie A.
Eppure Gasperini aveva accettato la panchina della Roma a mo’ di sfida volendo cambiare aria dopo aver realizzato con i bergamaschi della Dea più di quanto avrebbe dovuto, anche in virtù delle assicurazioni ricevute dalla proprietà a proposito di mirate campagne acquisti e vantando dell’assistenza di Ranieri quale garante di certi rapporti.
Sappiamo bene com’è andata e come sta procedendo: la squadra eliminata dalla Coppa Italia e dalla competizione europea (due obiettivi larvatamente dichiarati) al sesto posto di una classifica che premia solo le prime quattro squadre e con l’unico obiettivo rimasto, che risulta essere razionalmente più una mera illusione che una possibilità.
E allora? Stagione da buttare? No se il progetto triennale seguiterà facendo tesori degli errori commessi e, conseguentemente, impostare una campagna acquisti-cessioni che consenta di avere due squadre pronte per affrontare le partite in maniera ottimale.
La differenza intercorsa tra la Roma e il Bologna è stata quella di una panchina debole da una parte e un’altra sicuramente più pronta atleticamente, tecnicamente e moralmente che ha dettato il gap di gioco.
Roma Lecce alle ore 18 di domenica, sarà affrontata in quale modo? Ai tifosi delusi l’onere di sciogliere questa domanda.
Daje!





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