Le pause fanno bene ai sogni o sono i sogni che necessitano di pause? A questa domanda degna di un Marzullo d’annata è quanto emerso dall’incontro casalingo contro i campioni d’Italia del Napoli che, sinceramente, ha meritato di vincere grazie ad un organico decisamente più attrezzato di quello della nostra Roma.
Il gioco espresso contro i partenopei è stato proprio il contrario di quello del Gasperini pensiero e, per certi versi, ricordava da vicino la Roma di Juric: imprecisa, lenta, balbettante, affatto atletica. Non c’è bisogno di avvalersi delle statistiche per confermare questa impressione ma è sufficiente contare i tiri in porta effettuati dai giallorossi durante tutto il corso della gara per rendersene conto.
Altro dato di fatto è quello che vede la squadra perdere gli incontri diretti con le grandi (Inter, Milan e Napoli) per immedesimarsi in quella che oggettivamente la maggior difficoltà degli uomini di Gasperini: non esiste un attacco capace di essere tale.
Oltre l’incognita Dovbyk occorre comprendere quali furono all’epoca i dettami che hanno fatto scegliere di prendere -seppur in prestito- quel certo Ferguson che ha deluso totalmente finora. Domanda che si potrebbe replicare anche per la freccia nera giamaicana di Bailey ancora non inserito nelle dinamiche del gioco.
Nell’incontro con il Napoli sono colpevolmente mancati all’appello sia Soulè che Dybala che non sono riusciti ad apportare quel valore aggiunto che si attendeva.
Guardando le pagelle, le sufficienze marcate sul tabellino della Roma sono davvero poche, oltre al solito salvarisultato di Svilar, ormai abbonato ad essere il migliore.
L’atavico timore che qualsiasi sia la Roma che scenda in campo, questa fallisca i momenti topici quando proprio è chiamata a dimostrare la sua voglia e forza, è più che legittimo e tanti sono gli esempi che si potrebbero citare a testimonianza di questa défaillance prettamente giallorossa.
Ci fa forse male l’aria dell’alta classifica? Il tifoso sbaglia a perdonare sempre i giocatori che scendono in campo? C’è forse una maledizione che perseguita i nostri colori?
Ognuno può scegliere la risposta che più preferisce ma c’è da tenere presente il fatto che oggi, la squadra ha delle pecche inequivocabili che poi sono quelle deficienze segnalate da Gasperini sin dall’inizio della campagna acquisti estiva.
E’ lecito chiedersi se la proprietà comprenda pienamente l’esigenza di acquistare giocatori in grado di fare la differenza che consenta il salto di qualità. Il tifo romanista, in grado di rispondere a qualsiasi input per stare vicino alla squadra sia in casa che in trasferta, è l’unica garanzia capace di essere sempre presente sin dai tempi di Italo Foschi, primo presidente della Roma.
Occorre subito voltare pagina per continuare a realizzare quel sogno che da un quarto di secolo accompagna i tifosi giallorossi e, per questo, tutta l’organico a disposizione di Gian Piero Gasperini deve mostrare il massimo della propria abnegazione e voglia di vincere ricordandosi che chi scende in campo, è solo la Roma.
Daje!






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