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IL VIZIETTO

Poteva essere ricordata come una serata magica. Una di quelle da ricordare e narrare ai propri nipoti dicendo “io l’ho vissuta” e, invece, è meglio dimenticarsela.  

La Roma affronta un Manchester United con le pesanti assenze che tutti sappiamo, alle quali si aggiunge all’ultimo,  anche Gollini tanto per non farci mancare nulla.

Al suo posto gioca il terzo portiere che, fino all’altro giorno si allenava sul campetto B di Trigoria.  Ma tant’è…

I giallorossi praticano per l’intero primo tempo, un innegabile dominio realizzando due gol: il primo con un ispirato Soule’ e il secondo con Malen su rigore causato grazie una giocata sempre dell’argentino.  Addirittura potrebbero essere anche tre se solo ci fosse stata un po’ di fortuna ma si scende negli spogliatoi forti di un duplice vantaggio

Si poteva immaginare che i padroni di casa avrebbero reagito per recuperare la partita ma c’è voluto l’intervento di un arbitro amico che non solo ha deciso di regalare agli inglesi un rigore più che dubbio, ma ha reiterato il favore,  facendolo ripetere dopo che il nostro portiere lo aveva parato.

A quel punto la truppa di  GPG si è sciolta come neve al sole e anche i cambi operati dal tecnico di  Grugliasco e i cambi di posizione,  sono risultate essere scelte purtroppo sbagliate.

La Roma sicuramente può recriminare per un arbitraggio tutt’altro che amico (mancano un paio di espulsioni ai danni degli inglesi) ma, indipendentemente da ciò,  deve recitare un mea culpa in modalità loop per non essere stata all’altezza di una partita che aveva ampiamente in mano.

Dopo la sfida contro il Real Madrid che doveva essere vinta, anche questa all’Old Trafford  avrebbe meritato almeno un risultato positivo.

Alcuni tifosi vorrebbero la squadra fuori dalle competizioni europee affinché gambe e teste dei nostri giocatori fossero indirizzate esclusivamente al campionato con la speranza di essere realmente la vera sfidante dell’Inter favorita. Di contro, la maggioranza dei tifosi auspicano che la Champions League possa continuare permettendo ai nostri colori di girare l’Europa il più possibile.

Tuttavia, a botta calda, c’è da ribadire il concetto che in alcuni momenti topici, dove la Roma è chiamata a vivere situazioni a lei favorevoli, si perde come se avesse timore di vincere portandosi appresso una sorta di maledizione (finale CDC, Lecce retrocesso, Venezia retrocessa ect).

Occorre forse chiedere l’intervento divino di un esorcista? Oppure il rito di un santero cubano atto ad eliminare lo spirito malvagio che aleggia a Trigoria?

Magari servirebbe solo un minimo di attenzione in più per svoltare la jella e sfanculare la negatività che, a volte, ammanta i nostri colori nei momenti clou.

Ora testa al campionato per smaltire la cocente delusione piovuta dal plumbeo cielo della sempre più perfida Albione.

Daje!

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