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CHAMPIONS, STELLE E FARAONI

A tutti coloro – burini dal 1900 in primis – che asserivano che la Roma era una formazione da quinto, sesto o addirittura settimo posto e a tutti quelli che dicevano che Gian Piero Gasperini avrebbe fallito in quanto nella Capitale non c’è la cultura del lavoro e che i giocatori gli avrebbero remato contro, vedere i giallorossi terzi nella classifica finale non può che fargli rodere il chiccherone.

Certo c’erano quelli che, dopo il girone di andata, pronosticavano una lotta fratricida tra milanesi per contendersi lo scudetto e che mai avrebbero potuto supporre che il blasonato Milan condotto da Max Allegri (e non certo da pizza&fichi) sarebbe precipitato insieme alla Juventus di Spalletti, così in basso che disputare l’Europa League pare proprio un colpo di fortuna.

Campionato a parte, la città degli innamorati non ha deluso le aspettative dei tifosi non residenti a Roma -ancora ingiustamente considerati reietti dai poteri forti del calcio- e di tutte le centinaia di migliaia assiepati con birra alla mano, davanti agli schermi tv in ogni luogo del pianeta. Da New York a Manila passando per Los Angeles a Londra e via dicendo, i tifosi indossanti magliette , sciarpette e cappellini dai colori giallorossi, hanno gioito come folli al fischio che decretava la fine della partita vinta con un doppio vantaggio siglato da Malen e El Shaarawy.

Sarà che noi romanisti fino al midollo siamo estremamente romantici e il gol più prezioso è stato proprio quello di Stephan su assist di tacco di uno stellare Dybala, ieri in totale stato di grazia.

Dovremmo suggerire al professor Zahi Hawass, il più grande egittologo attualmente in essere e famoso anche da noi per aver partecipato dozzine di volte alle trasmissioni di Roberto Giacobbo, di studiare attentamente proprio il faraone della Garbatella, ossia il nostro El Shaarawy che se avrebbe potuto scegliere il modo più bello per salutare i suoi tifosi, avrebbe certamente optato per la rete della tranquillità che ha significato la conferma della partecipazione alla prossima Champions.

L’unica squadra del popolo romano accederà dopo sette anni, al più importante torneo europeo finalmente dando alla proprietà, quella soddisfazione a lungo cercata, tentando di cavalcare le scene continentali a lungo e con soddisfazione.

Champions che, tra il lusco e il brusco, porterà nelle casse della società a stelle e strisce, almeno una sessantina di milioni che il nuovo DS dovrà suddividere per accontentare Gasperini in tutte quelle che sono le sue richieste per avere una formazione sempre più performante destinata a togliere parecchie soddisfazioni ai suoi supporter.

Personalmente ho un conto aperto con la coppa dalle grandi orecchie, vista e bramata in una calda notte romana nel lontano 30 maggio di anni luce fa e vista da molto più lontano ma più recentemente dopo una magica rimonta con la sorpresa dell’eliminazione del Barcellona.

Ma se i sogni aiutano a vivere la realtà è ben diversa e per cercare di avvicinare l’immaginazione al materialismo, l’unica cosa che resta da fare ai Friedkin è quella di assecondare l’allenatore da loro scelto, per la creazione di una squadra capace a durare nel tempo e dare le migliori gratificazioni ai tifosi romanisti.

Un piccolo desiderio l’avrei anch’io da inguaribile romantico: un prolungamento di contratto per l’unico faraone vivente…

Daje!

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